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Finalmente pagati i salari arretrati ai trenta lavoratori della diga dell’Esaro

Restano insoluti i Tfr dei licenziati di gennaioe alcuni ragionevoli dubbi sul futuro dell’opera

Alessandro Amodio
MALVITO
Strane coincidenze. Ieri sono arrivati i tanto attesi salari arretrati per gli operai della Diga sull’Alto Esaro. No, non è un “pesce d’aprile”. Le indennità, almeno fino al 31 dicembre, sono state liquidate alla trentina di operai che le avanzavano. Resta, comunque, un ragionevole dubbio: perchè, se le carte erano in regola, i salari non sono arrivati il 25 marzo, quando è stato disatteso persino l’accordo sottoscritto davanti al Prefetto? È un mistero. O ancora, perchè proprio all’indomani delle elezioni regionali? Altro enigma.
Certo, fa piacere che gli operai passino una Pasqua migliore rispetto allo scorso Natale. Tuttavia resta il forte interrogativo sul futuro di questa opera. Ed ora che è cambiata la guida alla Regione si attende con ansia la nomina del nuovo assessore ai Lavori pubblici che potrà prendere “contezza” (è questo l’auspicio) dello sfacelo che c’è in cantiere, la messa in sicurezza dei lavori, i ritardi, il progetto e tutto il resto.
I pagamenti sono arrivati e la protesta si placa. Almeno per il momento, anche se restano da pagare i Trattamenti di fine rapporto (Tfr) dei licenziati di gennaio. Un manipolo di operai, però, non può portare avanti un cantiere di quella che è stata sempre considerata (almeno sulla carta) la Diga più grande d’Europa. E allora servono decisioni drastiche.
Intanto, per la vicenda dei pagamenti che hanno visto le forze sindacali di categoria (Filca-Uil; Fillea-Cgil e Feneal-Uil) svenarsi dal punto di vista dell’impegno per sbloccare la vertenza (si pensi soltanto alle innumerevoli ore trascorse al telefono con i vertici di Sorical), arriva anche la soddisfazione dei due sindaci di Malvito e Sant’Agata d’Esaro, Giovanni Cristofalo e Antonio Bisignani, che «all’unisono hanno cercato di dar manforte agli operai scrivendo al Prefetto affinché si determinasse. Grazie anche al suo impegno, pur con leggero ritardo, è stato portato almeno un briciolo di felicità a trenta padri di famiglia».
Tornando al futuro, sarà importante verificare lo stato dei contenziosi che ci sono stati dal 2005 in poi e tutto ciò che ne è scaturito. E sopratutto se ci sono, per la fase di completamento della messa in sicurezza, i tanto decantati cinque mesi di lavori e tre milioni di euro.
Non si capisce ancora, infatti, come si possa fare tutto questo se dal 2006 al 2009 (senza contare la sospensione per le vicende giudiziarie – 2007), in quasi quaranta mesi, sarebbero stati realizzati lavori per 6 milioni di euro.
Ed ancora. È pronto il famoso progetto della galleria di derivazione per la gara d’appalto da parte della Sua (Stazione unica appaltante)? Ci sono davvero due fasi di cui la prima di quasi 200 milioni di euro e la seconda di ulteriori 200? E per lo sbarramento, dovrà essere necessario reperire ulteriori risorse per quasi 120 milioni di euro? In totale ben 520 milioni di euro che si andrebbero a sommare agli oltre mille miliardi (di vecchie lire) già spesi da quasi quarant’anni fa ad oggi. Verrebbe da dire: Diga, ma quanto ci costi? Soprattutto perchè in mano c’è il solito pugno di mosche di una cattedrale nel deserto.
Fonte:  http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=72938&Edizione=8

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