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LA SORICAL, UN MOSTRO A TRE TESTE

di EMILIO GRIMALDI

Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Questo cantava il Santo dei poveri. E così recita il primo testo della Lingua italiana. Siamo nel 1226. A quasi 800 anni possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che l’acqua non più pura. È sporca. E non è solo un discorso di qualità. Sporca di consulenti. Di investimenti. Di lavori straordinari. Sporca di soldi.
E tutto a spese nostre. Senza darci nemmeno la possibilità di rendercene conto. I dati. Le leggi. Della Regione Calabria. Del governo centrale. Del Cipe, comitato interministeriale della programmazione economica. I decreti che prima citava Giovanni Di Leo io speravo non fossero veri. Ma ahimè, lo sono. Hanno fatto degli imbrogli con l’acqua.
La nostra non è solo una campagna idealistica sull’acqua pubblica, come bene comune. I signori della Regione Calabria e della Veolià hanno bypassato le leggi vigenti.
La questione della tariffa, modulata, aggiornata, per esempio. Riformulata con calcoli sibillini quando non dovevano essere fatti.
Voi sapete, per esempio, quanti sono i consulenti che ha assunto la Sorical in questi anni? Credo di no. E nemmeno io. Per la semplice ragione che non si deve sapere. Sapete chi dovrebbe controllare la Sorical? Degli impiegati della Regione parcheggiati in alcuni uffici senza fare nulla. Che prima stavano al loro fianco, a quelli della Sorical, a Germaneto. Poi quando si sono accorti che erano dei vicini scomodi, cioè, che non rispettavano le regole del buon vicinato perché ne sapevano più di loro, li hanno fatti trasferire a via Crispi, presso l’assessorato dei Lavori Pubblici, con a capo Luigi Incarnato, del partito Socialista, guidato dal segretario Riccardo Nencini. Costui qualche giorno fa ha detto che il suo partito sta rivedendo la concezione dell’acqua come risorsa pubblica. Finalmente qualcuno di sinistra si sta rendendo conto delle sue radici.
Ma questo Incarnato non lo sa ancora. Qualcuno dovrebbe dirglielo. Se dovesse essere rieletto, in ogni caso, nessuno gli potrà vietare di cambiare partito. Punto e capo.
Sapete, la Sorical ha ricevuto un prestito di circa 250 milioni di euro dalla Depfa Bank. Dell’affare non si sa niente. Cioè, alle insistenti richieste di chiarimento dei cittadini, del coordinamento Bruno Arcuri, nessuno ha ritenuto opportuno dare una risposta. Quando non si vogliono dare delle risposte sacrosante su argomenti che riguardano la collettività è doveroso pensare al peggio. Che a fare da garante, molto probabilmente, è la stessa regione Calabria. Cioè tutti noi.

La commissione Serra-Riccio quando si occupò della sanità calabrese ebbe a dire, del centro di eccellenza di oncologia, la Fondazione Campanella, che era un “mostro giuridico”. Ammesso e non concesso che sia difficile superare, in giurisprudenza, la definizione data alla Fondazione, una società privata che gode di finanziamenti pubblici sulla parola, è doveroso pensare che se la Procura si dovesse un giorno occupare, come si deve, della Sorical potrebbe azzardare una denominazione analoga. Avrei già un suggerimento. UN MOSTRO A TRE TESTE: Regione Calabria, Veolià e Sorical, infine, la combinazione delle prime due, di teste. Con l’ente pubblico che stila le tariffe che i comuni pagano alla Veolià e a se stessa.
Vi ricorderete dei manifesti apparsi in alcuni comuni quest’estate. Che minacciavano gli enti locali di ridurre l’acqua a quelli morosi, cioè a quelli che non avevano ancora accettato di presentare un piano di risanamento del debito? Ebbene. A parte la natura abnorme del provvedimento c’è un particolare che merita molta attenzione.
Dalla formazione degli Stati di diritto non si è mai verificato che un privato potesse imporre un qualcosa da fare al pubblico. Gli amici avvocati, se sbaglio, mi possono correggere. Fanno eccezione le sentenze dei giudici quando decretano risarcimenti a favore dei singoli cittadini. Ma i giudici, in verità, rappresentano lo Stato, cioè il pubblico.
La potestà autoritativa, dunque, appartiene solo al pubblico. Con la Sorical si sta verificando quello che nemmeno il più fantasioso degli anarchici abbia mai potuto immaginare.
Certo, la Sorical non è solo privata è anche pubblica. E qui casca l’asino. Le decisioni le prende il socio privato, Veolià, e il pubblico si accoda. L’accontenta. Dovrebbe controllarla. E invece è il suo servo.
A mio modesto parere con il ritorno dell’acqua pubblica, considerata come bene pubblico, lontana dalla concezione di bene economico dei venditori all’ingrosso della Veolià, la Calabria non risolverà tutti i problemi che l’affliggono. Ma, certo, potrà potenziare la sua risorsa. Realmente, e non fumosamente come adesso.
Perché dico fumosamente? Per rendervi l’idea, vi ricordo un fatto capitato proprio qualche giorno fa. A Reggio Calabria finalmente hanno aperto la Diga sul Menta. Passerella di Loiero e di Geppino Camo, presidente della Sorical. Come sapete siamo in piena campagna elettorale. Ebbene, contemporaneamente Mario Campanella, vicesindaco di Reggio Calabria, candidato insieme al sindaco e allo stesso Loiero alle prossime regionali, ha indetto una conferenza stampa sul fatto che l’apertura della diga, invece, “è una truffa elettorale”. Ora, si dà il caso che questo Campanella è anche consulente della comunicazione della Sorical. C’è qualcosa che non va. Osserverete. Certamente un eufemismo.
Un mostro a teste, che a volte si diverte a prendere le forme anche dei singoli associati.
Liberiamocene!

Fonte:  http://emiliogrimaldi.blogspot.com/2010/03/caro-candidato-presidente-che-ne-fara.html

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