Il consigliere critico su un accordo bancario: «La Regione chiarisca»
di S. ALFREDO SPROVIERI
«La vicenda Sorical assume ogni giorno caratteristiche sempre più allarmanti»; così ieri il consigliere regionale Sergio Abramo, presidente del gruppo consiliare misto, sulle vicende del consorzio Sorical, e, più nello specifico, sulla notizia di un contratto di finanziamento chiuso con un istituto di credito irlandese. Il candidato rivale alla poltrona che oggi è occupata da Agazio Loiero reclama una maggiore informazione ai cittadini da parte dell’Ente pubblico su ciò che concerne le scelte della società che gestisce il servizio delle acque, non solo per l’importanza del servizio stesso, ma perché la natura della società, a compartecipazione pubblico-privato, rende proprio i cittadini calabresi principali interessati della natura delle scelte compiute. «Si susseguono notizie », continua infatti Abramo, «che confermano come, a tutto rischio dei calabresi, i vertici della società mista a maggioranza pubblica assumono decisioni senza controllo e soprattutto senza dare ai cittadini garanzie precise sulla qualità dei servizi erogati, sugli investimenti che si intende effettuare e sui costi – peraltro oggi già alti – che la collettività potrebbe doversi sobbarcare in futuro. L’ultima di queste notizie riguarda un contratto di project financing, chiuso dalla Sorical con la banca irlandese Depfaper un finanziamento di 240 milioni di euro». La finanza di progetto (o project financing) è una operazione di finanziamento a lungo termine. E’ uno strumento regolato essenzialmente dall’autonomia privata ma è finalizzato alla realizzazione di opere pubbliche, è stato introdotto nella nostra legislatura da circa un decennio e si porta avanti utilizzando una società di solito neocostituita. Lo schema del project financing ha riscosso i maggiori successi per progetti complessi, come la realizzazione di centrali elettriche o di nuove attività estrattive, dove alti sono i rischi ambientali, tecnici, politici ed economici. E’ una soluzione adottata spesso anche nel campo della ricerca, perché aiuta a separare gli interessi in gioco sul progetto (ad esempio la titolarità di un brevetto), ma non è sulla natura del rapporto finanziario che Abramo nutre perplessità, quanto sulla banca irlandese protagonista dell’accordo. «Qualcuno dovrebbe spiegare ai calabresi per quali ragioni Sorical sceglie una banca d’oltremanica per ottenere un finanziamento », scrive l’ex sindaco di Catanzaro, affermando che l’istituto è «protagonista, insieme con altri, di “audaci” operazioni finanziarie che hanno creato più di un problema a molti Comuni italiani, come ha ben documentato il settimanale di Rai 3, “Report”.» «Chi ha valutato la convenienza dell’operazione per le tasche dei calabresi, lo ha fatto la Regione, esercitando il diritto-dovere del controllo sulla società mista?» Si chiede Abramo ricordando il 53% delle azioni sotto il controllo pubblico. Poi la vicenda assume connotati più politici: «Perché i consiglieri regionali non sono stati informati di una operazione che rappresenta un ulteriore aggravio finanziario per una Calabria già piena di debiti in settori strategici a partire dalla sanità?» «Tutto questo si consuma ancora una volta nel silenzio generale – continua Sergio abramo – il vertice Sorical fa il bello e il cattivo tempo e si comporta come se la società fosse un soggetto interamente a capitale privato, con tutto ciò che questo comporta anche nella scelta dei partners, che non è detto coincida con gli interessi generali di una società a maggioranza di capitale pubblico; il governo regionale non controlla e se lo fa non ritiene di dire ai calabresi, anche attraverso il Consiglio Regionale, quali siano i risultati di quel controllo». Una discussione o un rapporto in Consiglio è quello che sembra auspicare Abramo con il suo intervento, che tuttavia richiama il silenzio di un altro Ente, l’Anci, che in passato Abramo ha presieduto e che proprio nel passato aveva preso una posizione netta sul problema della gestione delle acque in Calabria, a tutela dei cittadini rappresentati e dal servizio che hanno il diritto di ricevere nel migliore dei modi. «L’associazione di quei Comuni che sono i soggetti più penalizzati da questa situazione priva di qualunque governo tace a differenza di quanto accadeva qualche anno fa», sottolinea appunto in un passaggio della lunga nota il consigliere, che riporta la questione tra le logiche dei banchi del massimo assise regionale: «Tace anche quella politica che finora è riuscita ad impedire, in Consiglio Regionale, l’esame della proposta di legge per l’istituzione di una commissione di indagine sulla Sorical. Una politica che, così facendo, si pone non certo al di sopra di ogni sospetto». Una situazione che, secondo Abramo, ricadrà anche sulle tasche dei calabresi in modo ancora più avvertito, con il «rischio bancarotta» in alcuni Comuni «vista l’inevitabile crescita delle tariffe». «Occorrerà dare conto e non sarà certo Sorical a doverlo fare», conclude Abramo che rilancia sul possibile rincaro delle tariffe: «Il conto dovranno darlo la Regione e il suo Governo. E’ inaccettabile che i calabresi, cittadini certamente non ricchi, si assumano il rischio di dover pagare di tasca propria operazioni che non è affatto dimostrato tornino utili alla collettività ». La questione della gestione delle acque in Calabria ha lasciato sul terreno del dibattito tante perplessità e altrettante prese di posizione che, ad oggi, sono riuscite solo a rendere più torbida la situazione e più difficile la possibilità che i cittadini, che guardano eclusivamente alla qualità di un servizio essenziale, di capirci qualcosa. A dare un’occhiata allo scarso successo che il project financing ha avuto negli anni in Italia, i dubbi potrebbero comprensibilmente crescere e forse anche una commissione d’inchiesta sarebbe da auspicare. Dato per scontato che anche quelle quelle comincino a servire a far emergere la verità dalle, oggi troppo profonde, acque.
Fonte: Calabria Ora del 26/06/2008