[center][b][size=14]La Procura di Salerno apre due fascicoli. Iscritto il pg di Catanzaro[/size][/b][/center]
[size=12]di [i]FABIO AMENDOLARA[/i]
SALERNO – Ci sono il senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli e l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti. C’è l’indagato di “Why not” Antonio Saladino. Ci sono il procuratore generale di Catanzaro Dolcino Favi, l’ex capo della procura Mariano Lombardi e il procuratore aggiunto Salvatore Murone, il presidente del Tribunale del Riesame Adalgisa Rinardo. E poi ci sono i giornalisti: il direttore di Calabria Ora Paolo Pollichieni, i cronisti Betty Calabretta e Luigina Pileggi della Gazzetta del Sud, l’agente Betulla Renato Farina e Cristiana Lodi di Libero, Carlo Macrì e Carlo Vulpio del Corriere della Sera, Filippo Veltri dell’Ansa e «altri da identificare». Ci sono due magistrati che sospettano che quelli siano i nomi dei politici, dei magistrati e dei giornalisti anti De Magistris. O che in qualche modo abbiano ostacolato il suo lavoro. E sono indagati. A Salerno, in procura, ci sono due fascicoli: quello 11551/07 – 21 e quello 11556/07 – 21. Sembra che a Catanzaro le cose siano andate pressappoco così. Il sostituto procuratore Luigi De Magistris, dal 2006, sta indagando su uno strano intreccio tra politica, affari e massoneria, che distrae fondi europei. E mentre lavora, a stretto contatto con la polizia giudiziaria e con il superconsulente Gioacchino Genchi, subisce «pressioni e interferenze ». Così le chiamano i pm della procura di Salerno Dionigi Verasani e Gabriella Nuzzi. E spiegano: «Le reiterate e approfondite audizioni del pm De Magistris, esperite da quest’ufficio anche nell’ambito di altri procedimenti, lo studio delle relazioni che, nel tempo, hanno accompagnato le sue attività investigative, l’esame delle numerose fonti dichiarative assunte e del materiale documentale acquisito a riscontro hanno consentito di ricostruire il contesto in cui ha operato negli anni della sua permanenza a Catanzaro, l’oggetto delle sue indagini, le ragioni delle pressioni e interferenze subite all’esterno e all’interno di un ambito giudiziario risultato fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura». E poi ci sono le fughe di notizie. Forse pilotate. I due magistrati parlano di un «complessivo compendio probatorio acquisito», che ha «indotto quest’ufficio, nel dicembre 2007, a disporre l’iscrizione di procedimenti penali per gravi reati (dalla corruzione in atti giudiziari all’abuso d’ufficio, alla diffamazione a mezzo stampa per i giornalisti ndr) a carico di magistrati ed altri soggetti operanti nel distretto giudiziario di Catanzaro, attualmente in fase d’indagini coperte da segreto». Ma cosa accade a Catanzaro? Accade che il quotidiano Libero in alcune occasioni anticipa fatti e nomi. Come l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. E accade anche che “radiocarcere” mette in rete la relazione tecnica di Genchi sulle utenze di Luigi Bisignani, uno degli indagati di “Why not”. Poi esce su Libero e Calabria Ora. Ma il giornale di Pollichieni pubblica anche «in forma integrale – scrivono i pm salernitani – una nota riservata con cui il procuratore generale di Potenza Vincenzo Tufano (indagato nell’inchiesta sulle toghe lucane ndr) trasmette gli atti del procedimento penale di Matera (quello che ipotizza l’associazione a delinquere tra giornalisti ndr) al ministro della Giustizia e al Csm». Libero pubblica anche gli allegati. Una serie di telefonate intercettate in cui compare anche il pm De Magistris. Ed ecco cosa pensa De Magistris: «Le fughe di notizie – spiega ai magistrati di Salerno – prima sono state utilizzate per danneggiare le inchieste da me dirette e consentire anche la sottrazione delle stesse e poi sono proseguite pur senza la mia titolarità con un sospetto elemento di continuità. Tra l’altro, anche nel recente passato sono stato titolare di delicatissime indagini e non vi sono quasi mai state fughe di notizie: perché proprio negli ultimi tempi? Sono state utilizzate anche per sottrarmi le inchieste più importanti degli ultimi tempi che indagavano persone ed ambienti contigui a magistrati in servizio a Catanzaro. E’ anche sintomatico che le fughe di notizie avvengono quando più persone sono informate: per fare un esempio sino a quando la notizia dell’iscrizione di Pittelli è rimasta secretata la notizia non è uscita, quando è stata emessa l’informazione di garanzia si è avuta la fuga di notizie. Così l’iscrizione di Romano Prodi e potrei continuare ». Poi aggiunge: «A un certo punto penso che sia stata utilizzata la tecnica di pilotare una serie di fughe di notizie per poi attribuirle a me che avevo l’abitudine di ricevere talvolta i giornalisti. Si facevano avere notizie anche a giornalisti che avevo conosciuto in modo tale da attribuire poi a me il ruolo di “fonte” di questi ultimi. Per non parlare delle gravi e reiterate fughe di notizie sulle audizioni al CSM e sugli atti ivi depositati, che mi hanno prodotto certo nocumento». A Salerno, in procura, la pensano così: «Depone, in tal senso, il contenuto delle stesse pubblicazioni intervenute alla vigilia di importanti operazioni investigative, che, più che dirette a esaltare l’immagine professionale del pm De Magistris o realizzarne gli asseriti obiettivi “politico-giudiziari”, hanno prodotto in concreto l’effetto di una irrimediabile compromissione delle acquisizioni probatorie e delle successive progressioni investigative dell’inchiesta “Why Not”, aprendo il varco ad una serie di iniziative ostative e di contrasto al suo operato »
[color=#003366]Fonte: Il Quotidiano della Calabria del 09/06/2008[/color][/size]
