[center][b][size=14]Inchieste sulla gestione del servizio idrico integrato: le vicende della provincia di Latina si intrecciano con quelle della Calabria.[/size][/b][/center]
[size=12]Latina: Il Pm Luigi De Magistris, della Procura di Catanzaro, al termine di un’indagine sugli appalti relativi alla gestione della rete degli acquedotti calabresi, ha rinviato a giudizio Raimondo Besson, uno dei personaggi “chiave” di Acqualatina, la società che gestisce il servizio idrico in provincia di Latina e in tutto il territorio dell’Ato 4. Raimondo Besson, già finito nei mesi scorsi nel mirino della Procura di Latina, all’indomani dello “scandalo” fu costretto a presentare le dimissioni anche dalla carica di vicepresidente e amministratore delegato della “Sorical”, una società mista pubblico-privata che gestisce il settore idrico in Calabria, ed il cui 46,5% del capitale è detenuto dall’azienda francese Veolia. La “Sorical” è una delle quattro società ora finite nel mirino della Procura di Catanzano, che nelle scorse ore ha emesso 11 avvisi di garanzia per abuso d’ufficio, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e turbata libertà degli incanti.
Secondo il Pm De Magistris, la gran parte degli appalti affidati direttamente dalla “Sorical” sarebbero andati ad un gruppo di società, sempre le stesse, ricollegabili tra loro e che “avevano interesse anche con persone preposte ad uffici pubblici”. Il nome di Raimondo Besson è tornato, quindi, a comparire sulle pagine giudiziarie. Giusto poche settimane fa, lo scorso 29 aprile, l’assemblea dei soci di Acqualatina aveva ratificato la nomina di vice presidente proprio a Raimondo Besson e ad altri due che erano stati indagati nella vicenda degli appalti in house: Silvano Morandi (riconfermato alla carica di Amministratore Delegato) e Luis Marie Pons a membro del Cda di Acqualatina.
Coinvolti nell’inchiesta imprenditori, dirigenti della Regione, i responsabili della Sorical. Tra le undici persone raggiunte da avvisi di garanzia figurano, appunto, Raimondo Besson, ex a.d. della Sorical (carica dalla quale si era dimesso dopo il coinvolgimento nell’inchiesta “Acqualatina”), Felice Maria Filocamo, ex presidente della Sorical, Claudio Caruso, responsabile dell’Ufficio Gare regionale, ed una serie di imprenditori legati al consorzio “Giordano Grical”, tra cui la moglie di Antonio Longo, ucciso in un agguato lo scorso 26 marzo e presidente del consiglio direttivo dello stesso consorzio.
Il consorzio “Giordano Grical”, che raggruppa 23 società, è stato fondato il 12 aprile del 2003, e nel suo oggetto sociale si legge che ha come obiettivo la “fornitura di servizi amministrativi, tecnici e logistici alla società denominata Sorical, a tutti gli Ato”: questo due mesi prima dell’atto costitutivo della stessa Sorical, datato 13 giugno 2003. Da questa “premonizione”, l’ipotesi di un vero e proprio sistema dentro cui le varie gare, alle quali partecipavano solo aziende direttamente o indirettamente legate al consorzio, venivano aggiudicate con ribassi non superiori al 3%, concordati tra le ditte stesse. Un vero e proprio “cartello”, secondo l’accusa, capace di decidere la percentuale di ribasso e il soggetto aggiudicatario di decine e decine di appalti: piccoli lavori, interventi di ordinaria manutenzione, messa in sicurezza degli impianti, spesso con importi non stellari (inferiori a 200mila euro per rientrare nella normativa della somma urgenza) ma capaci di generare un businness milionario.
Parte dell’inchiesta è dedicata anche ai controlli, carenti secondo il pm, della Regione Calabria sulla Sorical e dei rapporti tra partner pubblico e privato, a partire dalla stessa costituzione della società, quando l’allora Ati tra Enel Hidro e Acquedotto Pugliese si aggiudicò la gestione idrica grazie ad una fidejussione di 400 miliardi di lire garantiti dall’Enel: garanzia che però non risulta agli atti. Ne consegue quindi che garanzie e impegni ricadrebbero sul socio di maggioranza: la Regione Calabria.
Secondo il Pm De Magistris, la gran parte degli appalti affidati direttamente dalla “Sorical” sarebbero andati ad un gruppo di società, sempre le stesse, ricollegabili tra loro e che “avevano interesse anche con persone preposte ad uffici pubblici”. Il nome di Raimondo Besson è tornato, quindi, a comparire sulle pagine giudiziarie. Giusto poche settimane fa, lo scorso 29 aprile, l’assemblea dei soci di Acqualatina aveva ratificato la nomina di vice presidente proprio a Raimondo Besson e ad altri due che erano stati indagati nella vicenda degli appalti in house: Silvano Morandi (riconfermato alla carica di Amministratore Delegato) e Luis Marie Pons a membro del Cda di Acqualatina.
Coinvolti nell’inchiesta imprenditori, dirigenti della Regione, i responsabili della Sorical. Tra le undici persone raggiunte da avvisi di garanzia figurano, appunto, Raimondo Besson, ex a.d. della Sorical (carica dalla quale si era dimesso dopo il coinvolgimento nell’inchiesta “Acqualatina”), Felice Maria Filocamo, ex presidente della Sorical, Claudio Caruso, responsabile dell’Ufficio Gare regionale, ed una serie di imprenditori legati al consorzio “Giordano Grical”, tra cui la moglie di Antonio Longo, ucciso in un agguato lo scorso 26 marzo e presidente del consiglio direttivo dello stesso consorzio.
Il consorzio “Giordano Grical”, che raggruppa 23 società, è stato fondato il 12 aprile del 2003, e nel suo oggetto sociale si legge che ha come obiettivo la “fornitura di servizi amministrativi, tecnici e logistici alla società denominata Sorical, a tutti gli Ato”: questo due mesi prima dell’atto costitutivo della stessa Sorical, datato 13 giugno 2003. Da questa “premonizione”, l’ipotesi di un vero e proprio sistema dentro cui le varie gare, alle quali partecipavano solo aziende direttamente o indirettamente legate al consorzio, venivano aggiudicate con ribassi non superiori al 3%, concordati tra le ditte stesse. Un vero e proprio “cartello”, secondo l’accusa, capace di decidere la percentuale di ribasso e il soggetto aggiudicatario di decine e decine di appalti: piccoli lavori, interventi di ordinaria manutenzione, messa in sicurezza degli impianti, spesso con importi non stellari (inferiori a 200mila euro per rientrare nella normativa della somma urgenza) ma capaci di generare un businness milionario.
Parte dell’inchiesta è dedicata anche ai controlli, carenti secondo il pm, della Regione Calabria sulla Sorical e dei rapporti tra partner pubblico e privato, a partire dalla stessa costituzione della società, quando l’allora Ati tra Enel Hidro e Acquedotto Pugliese si aggiudicò la gestione idrica grazie ad una fidejussione di 400 miliardi di lire garantiti dall’Enel: garanzia che però non risulta agli atti. Ne consegue quindi che garanzie e impegni ricadrebbero sul socio di maggioranza: la Regione Calabria.
[color=#003366]Fonte: http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=56059
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